IL PONTE MORANDI

La responsabilità del crollo è solo di ingegneri e architetti incompetenti.

Sentendo le chiacchiere insulse in corso, non posso trattenermi dal dire la mia sul crollo del viadotto di Genova.
Si tratta in modo EVIDENTE E CERTO di un fallimento della tecnica e come tale non posso esimermi dal manifestare la mia opinione di ingegnere esperto.

Ho ottenuto la mia laurea dal Politecnico di Milano tanti anni fa in tempi non sospetti, quando era ancora la migliore scuola tecnica d’Italia. Scienza delle costruzioni era una delle mie materie favorite. Ho avuto poi occasione di cimentarmi nel calcolo e costruzione delle strutture del catamarano DAEDALUS, compito più difficile del calcolo di un ponte. Infatti un ponte è soggetto a sollecitazioni statiche ben precisamente quantificabili e a sollecitazioni dinamiche in proporzione ridottissima, mentre una imbarcazione deve poter resistere a urti, scuotimenti, sforzi dovuti al vento e al mare nelle più disparate condizioni, molto difficili da prevedere e misurare. Come risultato la struttura di una barca deve avere margini di sicurezza tali da poter far fronte anche a sforzi imprevedibili.

A me appare che ponte Morandi sia stato concepito per stare in equilibrio con poca o nulla ridondanza (struttura isostatica).
Ad esempio la torre che sostiene gli stralli non è in grado di resistere al tiro degli stralli da un solo lato, ovvero, se viene a mancare anche un solo strallo non cede solo la parte sostenuta dallo strallo ma tutta la torre si sbilancia e crolla.
E questo è solo uno dei difetti di progetto.
Tuttavia il ponte doveva avere il suo buon coefficiente di sicurezza: vogliamo dire 3? Ciò significa che può sostenere fino a 3 volte il carico massimo di calcolo.
Per una struttura di tale importanza però io avrei applicato un coefficiente di 6.

Faccio un esempio: in occasione di un sollevamento del DAEDALUS il gruista fece obiezione ai miei due maniglioni delle braghe certificati 15 tonnellate contro un peso di 16, senza tenere conto che i detti maniglioni hanno un coefficiente 6, cioè si rompono oltre le 90t.
Io avrei poi comunque negato il lavoro perché da una mia sommaria valutazione i cavi della gru garantivano a malapena un coefficiente 2, questo per dire quanto valgono competenza e buon senso.

L’altro elemento essenziale di questo crollo è stata l’incapacità degli ingegneri coinvolti, fra cui mi risulta esserci il Professore titolare di Scienza delle Costruzioni di Milano, nell’esaminare lo stato di integrità degli elementi essenziali per la stabilità. Essi dovevano sapere che i margini di sicurezza erano risicati, che quindi la struttura doveva essere verificata con particolare cura, invece si sono cullati nella falsa sicurezza di avere tutto sotto controllo e non hanno eseguito le indagini necessarie. Avevano tutti i mezzi per fare le verifiche ma non hanno neppure sospettato che il coefficiente di sicurezza potesse essere sceso al disotto di 1, cioè rischio immediato di cedimento.
Essi erano gli unici qualificati ed in grado di avvertire il pericolo e hanno commesso un errore imperdonabile. Nessuna scusa: quando un tecnico competente e responsabile si rende conto del pericolo fa il diavolo a quattro per allertare ed impedire la catastrofe. No. Qui c’è stata solo incompetenza tecnica.

Si stanno facendo sui giornali tante chiacchiere da mercato e come al solito in Italia tanta gente si sente autorizzata a parlare, tutti ignoranti che hanno Scienza, Tecnica e Buonsenso sotto le scarpe. Nessuno ancora ha focalizzato il problema come ho qui sopra indicato.
E neppure mi sorprenderei se dopo aver accertato questa gravissima responsabilità degli ingegneri, tutto finisse in bolla di sapone e che i Professoroni in cattedra continuassero imperterriti a formare i giovani tecnici.

Voglio citare ancora una mia esperienza con i Professoroni del Politecnico di Milano. Anni fa dovevo calcolare il sistema di posizionamento dinamico del DAEDALUS. Credendo di poter ottenere un risultato impeccabilmente efficiente e non fidando nelle mie capacità di matematico, affidai il progetto al Dipartimento Controlli Automatici del Politecnico. Spesi 20 milioni di lire di allora ed ottenni un risultato inutilizzabile, questo perché era stata usata sì la teoria ma pedestremente senza tener conto delle particolarità del mezzo su cui sarebbe stata applicata. Dovetti poi rifare io stesso il progetto con metodi un po' più empirici ma risultati di piena soddisfazione.

In conclusione, le sparate alla Di Maio contro Autostrade e contro i Benetton sono da considerarsi solo reazioni emotive da ignoranti atte a blandire il qualunquismo delle masse. I Benetton, al pari di molti altri imprenditori, vedi De Benedetti, Colaninno, della Valle, Illy, eccetera, mostrano chiare tendenze di sinistra, di conformità al pensiero dominante, tendenze ad uniformarsi al “politicamente corretto” o per convinzione ma a mio parere molto più per la convenienza mercantile di procurarsi popolarità presso la clientela ed ottenere vantaggi dalla sinistra faziosa che favorisce i “compagni” con esclusione degli altri. Così pare i Benetton abbiano ottenuto la concessione di Autostrade adeguandosi a ciò che io chiamo la “mafia rossa”, ma non sono certo loro i responsabili di questo crollo.