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PRESENTAZIONE DEL LIBRO
Gli ABISSI raccontano

Il volume di Guido Gay “Gli Abissi raccontano” è nato per creare un documento che fosse un compendio delle esplorazioni dei fondali profondi effettuate dal catamarano DAEDALUS negli anni posteriori al 2002 e fino al 2023, con particolare riguardo ai numerosi relitti scoperti di antiche navi romane ed allo stesso tempo un racconto abbondantemente illustrato delle vicende avventure e curiosità della navigazione.
Come realizzare questo progetto ha comportato una lunga gestazione ed alcuni tentativi non riusciti, durati molti anni.
Inizialmente l’Autore tentò di coinvolgere gli archeologi per dare al volume un taglio scientifico-divulgativo.
I relitti romani scoperti si trovano nelle aree di pertinenza delle Soprintendenze di Sassari, di Firenze-Pisa, della Liguria e della Corsica. Nessuna di queste entità aveva interesse a collaborare alla stesura del volume.
Allora come primo approccio l’Autore prese accordi con il prof. Luigi Fozzati, ex Soprintendente per il Veneto, il quale delegò ad una sua collega specialista di anfore una prima classificazione dei carichi dei relitti ritrovati dal catamarano Daedalus.
Poi però non si riuscì a dare una veste adeguata al materiale raccolto.
In seconda istanza intervenne una studiosa dell’Università di Pisa che completò la classificazione e su indicazione dell’Autore redasse un testo serio e abbastanza ben congegnato, ma successive incomprensioni che coinvolsero la Soprintendenza di Sassari impedirono la conclusione del lavoro.

A questo punto l’Autore decise di impegnarsi personalmente dando al volume un indirizzo meno pesante e più adatto ad un pubblico medio di appassionati.
Il libro “Gli abissi raccontano” parla dunque principalmente dei relitti romani scoperti nelle profondità inaccessibili del mare, descrive i mezzi tecnici utilizzati per le esplorazioni, racconta alcune avventure emozionanti di navigazione e di altre scoperte anche di relitti moderni e accenna alle relazioni spesso proficue e costruttive con esperti archeologi, altre volte difficili o addirittura decisamente criticabili con alcune Soprintendenze.

Sulla superficie del pianeta 7 parti su 10 sono occupate da acqua. Le terre sommerse sono più del doppio di tutti i continenti messi insieme e sono quasi sconosciute. Certamente i fondali profondi sono in larga parte monotoni, non ci sono le foreste, fiumi e laghi che troviamo nelle terre emerse, i fondali hanno una bellezza che va giudicata con criteri diversi. Oltre a distese di fanghiglia ci sono canaloni sottomarini, formazioni rocciose e montagne sottomarine che spesso albergano oasi di vita marina.
Di tutto ciò abbiamo qualche piccolo assaggio dovuto ad esplorazioni scientifiche occasionali.
Nel nostro mare Mediterraneo nessuno ha mai esplorato sistematicamente i fondali, con poche eccezioni: le profondità sono state scandagliate per costruire carte batimetriche, tratti di fondale sono stati ispezionati per farvi transitare tubazioni e cavi e altre limitate ricerche sono state eseguite per trovare qualche oggetto o relitto perduto.

L’Autore, con il suo catamarano Daedalus particolarmente attrezzato, da una quindicina d’anni si è proposto di esplorare sistematicamente vaste aree del mar Ligure e mar Tirreno. Le avventure, le emozioni, i numerosi ritrovamenti ed incontri sottomarini sono raccontati nel nostro volume.

Il catamarano DAEDALUS è stato progettato e costruito dall’Autore stesso una trentina di anni fa, con criteri precursori ed innovativi che ne fanno una unità modernissima e senza uguali ancora oggi.
Il mezzo dimostrò la sua robustezza ed affidabilità in un giro del mondo a vela e in altre navigazioni oceaniche. Qualche esperienza drammatica di questo periodo è raccontata nel libro.
Dal 2005 il Catamarano naviga solo nel Mediterraneo, spesso è impegnato in progetti con le Università sia per studi di biologia che per operazioni di ricognizione e ricuperi sui relitti antichi romani.
Altrimenti naviga unendo al piacere del diporto le esplorazioni dei fondali profondi. Ogni volta che decide di andare in Corsica o in Sardegna a partire da La Spezia cerca di farlo con tempo calmo ed iniziano quello che l’equipaggio chiama “le passate”, il che vuol dire attivare lo speciale sonar a scansione laterale che rileva le immagini del fondo su un corridoio largo un chilometro. In queste immagini possono comparire dei segni che descrivono la natura del fondo e rilevano la presenza di anomalie che possono appartenere a relitti o altro.
Anno dopo anno, sommando i viaggi di andata e ritorno, corridoio accanto a corridoio, il Daedalus ha esplorato più di 3000 km quadrati di fondale, realizzando una carta dei fondali completamente nuova.

Sono così emersi numerosi contatti sonar consistenti in macchioline indefinite. Queste anomalie sono state ispezionate visivamente per mezzo delle telecamere dei robot filoguidati PLUTO, dando origine a numerosi ritrovamenti, 43 relitti antichi romani e 28 relitti moderni.
Il libro descrive alcune di queste scoperte, le più rappresentative ed avventurose come ad esempio la ricerca ed il ritrovamento del relitto della corazzata Roma, a lungo ricercato senza successo da numerose altre iniziative. Particolari descrizioni interessano alcuni relitti romani che hanno mostrato carichi particolarmente significativi per gli archeologi.

Aspetti storici degli antichi romani sono richiamati in un capitolo che parla dei traffici marini così come possono essere dedotti dall’esame dei relitti profondi scoperti. Qualche nozione riguarda la struttura delle navi, vita di bordo e modalità nella conduzione della navigazione, formazione dei carichi e i movimenti delle merci, principalmente vino, olio, salsa di pesce contenuti nelle anfore.
Infatti il Daedalus può individuare i resti di un naufragio antico solo dal carico di anfore o altri oggetti non deperibili come vetri e marmi. Legno, cordami e vele sono divorati da organismi marini che in breve tempo ne fanno scomparire ogni traccia. E’ così che risulta impossibile trovare relitti di navi dell’annona, che trasportavano grano a Roma, e neppure si trovano tracce delle centinaia di navi da guerra affondate in battaglie famose delle quali raramente emergono solo gli speroni di bronzo.

Se si pensa che in epoca imperiale Roma raggiunse l’impressionante dimensione di più di un milione di abitanti, si può avere una idea dell’intensità del traffico marino che la riguardava.
I risultanti ritrovamenti profondi, soprattutto concentrati nei passaggi obbligati sulle rotte da e per Gallia ed Iberia, sono stati relativamente pochi se spalmati su quattro secoli di storia, ragion per cui gli archeologi deducono che le costruzioni navali dovevano essere relativamente robuste e sicure.

Il volume contiene infine un capitolo dedicato ad una raccolta di schede informative illustrate con molte immagini per ogni relitto romano. Questo capitolo potrebbe essere una base di lavoro per lo studioso specialista.

L’Autore ha constatato che la maggior parte dei giacimenti di anfore sono stati devastati dalle reti a strascico dei pescatori e che il degrado prosegue velocemente nonostante ogni avvertimento. Egli si è fatto promotore presso le Autorità di un concreto ed efficace sistema di salvaguardia messo in pratica da alcune Capitanerie di porto ma che attende ancora il benestare di una Soprintendenza all’Archeologia per diventare completo.

WIKIPEDIA
Il nome di Guido Gay è stato recentemente aggiunto all’elenco delle personalità recensite da WIKIPEDIA.
Il testo può essere visto al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Gay

IL SOLE 24 ORE
Il quotidiano economico finanziario italiano ha pubblicato una intervista a Guido Gay realizzata da Alfredo Sessa.



L’UOMO DEL MARE | WebSalute / Vvox Broadcasting Platform

War Room Business con Guido Gay