CHI E’ FASCISTA?

Ma certo, tutti coloro che non fanno parte della cricca di sinistra sono tacciati ogni santo giorno di fascismo e sono “fuori”. Quelli delle sinistre non sanno parlare d’altro e non hanno argomenti più seri da proporre.

Fuori da che? Fuori dal cerchio esclusivo naturalmente, fuori dalla comunità ideologica rossa che crede di possedere la sola ed unica formula dei “buoni”, presunzione che determina il cosiddetto “mainstream”, il pensiero unico social comunista che viene poi imposto con le buone o con le cattive a chi non lo condivide.

A forza di sentirlo dire viene naturale il desiderio di replicare: - ma certo sono proprio fascista e sono contro tutti voi! -

Già, solo voi sinistri siete una cricca organizzata, riuniti in fazione, solidali fra voi, militanti fino alla violenza contro chi non si aggrega (tutte caratteristiche che vi accomunano ai veri fascisti, oltre che alla mafia, la mafia rossa).  Vi siete infiltrati nelle Scuole di ogni grado, nella Magistratura, nella Pubblica Amministrazione da dove influenzate la vita di tutti in modo che ogni cosa sia asservita alla vostre credenze. Chi non ha la “tessera” viene immediatamente espulso (vedere il recente caso di Beatrice Venezi rifiutata dai “professori comunisti” del Teatro La Fenice. Ma non erano proprio i fascisti a comportarsi così?)

Noi invece, e siamo tanti, ci opponiamo ma siamo beneducati e rispettosi, certamente non organizzati per prevaricare e non ci occupiamo di insultare coloro che pure detestiamo come ogni giorno sentiamo dalla Schlein, Bonelli, Conte e compagni. 

 

Domanda: mi troverei bene in una Italia forte, ordinata, prospera, laboriosa, orgogliosamente rispettata nel mondo? Sicuramente sì. 

Vorrei che i giovani fossero educati, rispettosi e disciplinati? Si, certamente. 

Il vecchio sistema di Mussolini stimolava l’amor di patria, esortava all’operosità e inculcava disciplina, obbedienza e rispetto, mentre il prete facendo giocare i ragazzi all’oratorio insegnava moralità e regole di convivenza.

L’accento era sui “doveri”, parola che da tempo nessuno usa più. 

Oggi una buona parte dei giovani rappresentano una generazione perduta. Studiano poco e male, lavorano ancora meno. Il lavoro, la competizione, l’ambizione del successo, la soddisfazione di eseguire bene il proprio compito sono una rarità. Scarseggiano moralità e princìpi se non quelli solo di facciata, fasulli e a senso unico del social comunismo verde rosso dominante. 

 

Recentemente ho viaggiato nella metropolitana di Roma. Affollata. Sono stato stretto fra due zingare che mi hanno sfilato il portafoglio, me ne sono accorto, ne ho presa una per il collo e l’ho ricuperato. Poco più in là un bambino nero seduto mi guardò negli occhi facendo cenno di cedermi il posto, a me anziano, con un sorriso dissi grazie sta pure seduto. La madre nera seduta di fronte invece lo richiamò per farmi sedere. Questo mentre lì vicino un gruppo di studentini italiani seduti scherzavano e sghignazzavano indifferenti. Non ci vuole molto, nel rispetto, a farsi superare anche dagli africani.

 

Sia ben chiaro: le sinistre si appoggiano a concetti e princìpi indiscutibilmente condivisibili e che non appartengono solo a loro. Il male viene dal fatto che i princìpi evocati, uguaglianza, giustizia, tolleranza, inclusione, sono da essi stessi largamente disattesi. Basta solo menzionare l’esclusione ed emarginazione di chi non appartiene alla loro parrocchia, sì, perché i suddetti princìpi assurgono a dogma sacro intoccabile da propagare e imporre con ogni mezzo. Mi sembra quasi di parlare dei maomettani che vengono a casa nostra per convertirci alla sharia. 

Oggi assistiamo alle sinistre che appoggiano sostengono e fiancheggiano i giovani dei centri sociali dediti alla violenza, espressione di uno squadrismo nazifascista. La galassia dei politici rossi incita i giovani alla ribellione. Ogni giorno leggiamo di delinquenti acchiappati dalla polizia e subito rimessi in libertà da magistrati comunisti, lasciando la sensazione di totale impunità. 

In Italia vige e opera la delinquenza di Stato, nel senso che lo Stato stesso viola costantemente leggi elementari di Diritto, come la sacralità del domicilio calpestata impunemente dalle occupazioni abusive e come l’immigrazione clandestina, reati indiscutibili proditoriamente commessi da tutti i politici di sinistra che rendono così invivibile il Paese. 

Oggi abbiamo una organizzazione egemone di giornalisti, politici, funzionari, magistrati che osannano, favoriscono e magnificano tutto ciò che è coerente con la loro ideologia, mortificando, escludendo, emarginando, combattendo anche con la violenza chi non è comunista come loro.

 

Allora? Allora sì, mi posso anche definire simpatizzante del vecchio Mussolini.

 

In effetti, riguardando la storia, se escludiamo la funesta decisione di partecipare alla guerra e se accantoniamo le leggi contro gli ebrei adottate per far piacere a Hitler, tutto il resto del fascismo portò l’Italia al suo massimo splendore industriale, economico e di prestigio internazionale.

Ecco come Treccani definisce l’Italia dell’epoca: 

Così l'Italia, che non contava più nulla internazionalmente dal 1919 al '22, tornò a valere. L'Italia che si era abituata e ormai quasi rassegnata ad accodarsi agli altri e attendere dall'avara benevolenza altrui la sistemazione delle proprie cose, riebbe una politica indipendente, con fini proprî, direttive proprie e metodi propri, fatti di schiettezza, di fermezza, di misura.

 

Oggi si risveglia una briciola di orgoglio solo quando la nazionale di calcio segna qualche gol e quando la Ferrari vince un gran Premio. Per il resto l’Italia non solo non conta nulla ma è francamente disprezzata e umiliata da tutti, compresa la italica galassia comunista. (Che feccia di traditori coloro che pubblicarono l’avviso di garanzia a Berlusconi mentre presiedeva il G7 a Napoli con grave danno d’immagine dell’Italia davanti a tutto il mondo).

Assistiamo alla deindustrializzazione con suprema indifferenza, con i sindacati di Landini che badano solo alla cassa integrazione, con personaggi del calibro di Vendola ed Emiliano, fuorusciti da ammuffite procure, che con un tratto di penna cancellano impunemente l’ILVA, l’acciaieria più grande d’Europa costata fatiche e sacrifici centenari, lasciando in strada 15000 lavoratori e creando all’Italia un catastrofico danno economico e di immagine.

Ancora Treccani:

Nel 1921-22, la differenza (in passivo) fra entrate e uscite aveva oltrepassato i 15 miliardi. Ora, il ministro De' Stefani (governo Mussolini) operando con una mentalità economica liberale ma energica, riuscì in tre o quattro anni a vedere il pareggio, che subito si mutò in avanzo.